30/08/2012
Le liste del ministro Profumo
In un certo senso si può dire che questo governo è stato davvero di parola nel riportare la scuola in primo piano. Da qualche settimana in effetti non si parla che di scuola, anche se certo in una declinazione tutta particolare.
Prima l'annuncio di uno storico concorsone da svolgersi in tempi rapidissimi, e che probabilmente taglierà le gambe a molti di quei precari che non sono entrati in ruolo giovani - colpa gravissima, per il ministro - semplicemente perché nessuno finora li ha assunti, pur affidando loro i destini della nostra scuola e dei nostri ragazzi. (E senza dimenticare che il suddetto concorsone ha un meccanismo complicato quasi quanto quello della legge elettorale in discussione).
Poi, da ieri, sul sito del Miur sono comparsi i nomi degli autori delle famigerate prove per i tirocini Tfa, quelle piene di errori marchiani (il Komintern come Terza internazionale socialista, ad esempio). E anche di questo si sta molto dibattendo. Profumo spiega questa iniziativa all'insegna della trasparenza. Ecco un'altra parola avvelenata: "trasparenza".
Ci sarebbe veramente da discutere sul senso di questa operazione; mi limiterò qui a qualche osservazione sparsa:
- Il ministro ha inserito in rete i nomi di tutti i 145 esperti, non solo quelli che avrebbero sbagliato, ma proprio tutti. Ma a cosa serve un elencone siffatto se non ad alimentare un astio iroso e generico verso istituzioni e dirigenti pubblici mettendo nel calderone anche chi ha lavorato bene? Chi, preso da una giusta rabbia per l'ennesima gravissima inefficienza della nostra pubblica amministrazione, andrà a guardarsi l'elenco, è evidente che farà di tutta l'erba un fascio.
- Ma anche pubblicare i nomi dei soli "rei" che senso avrebbe avuto? In un sistema sano il dirigente responsabile sei test, Luciano Chiappetta, avrebbe dovuto chiedere scusa e magari annunciare le proprie dimissioni. Punto. La pubblicazione dei nomi "il giorno dopo" ha un solo significato: lo scarico di responsabilità di una classe dirigente che, nel pubblico come nel privato, non è capace di assumersi il carico delle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano.
- L'atto di Profumo è un passo indietro gravissimo della politica. È come dire: abbiamo sbagliato e, siccome siamo impotenti, fate voi, guardate voi i nomi e incazzatevi. "Indignatevi", sembra dire il ministro a tutti noi, ripetendo il titolo di un mediocre e fortunato libretto.
- "Trasparenza", dice il ministro. Va bene: ma un'operazione di trasparenza va fatta a monte e non a valle. Cioè, se vogliamo che i cittadini sappiamo da chi dipendono le proprie sorti di futuri insegnanti, bene, allora decidiamo che ogni volta che si predispone una prova, in automatico vanno in rete i nomi dei componenti delle commissioni varie. Dopo non è più trasparenza. Più prosaicamente si chiama scaricabarile.
E infine: dando in pasto alla folla i nomi dei suoi collaboratori il titolare del dicastero si pone con grande disinvoltura dalla parte dei buoni, dei lavoratori vessati. Si chiama cioè fuori dal suolo ruolo di "responsabile oggettivo" di quanto accaduto. Questo, invece, si chiama populismo.
Poi, da ieri, sul sito del Miur sono comparsi i nomi degli autori delle famigerate prove per i tirocini Tfa, quelle piene di errori marchiani (il Komintern come Terza internazionale socialista, ad esempio). E anche di questo si sta molto dibattendo. Profumo spiega questa iniziativa all'insegna della trasparenza. Ecco un'altra parola avvelenata: "trasparenza".
Ci sarebbe veramente da discutere sul senso di questa operazione; mi limiterò qui a qualche osservazione sparsa:
- Il ministro ha inserito in rete i nomi di tutti i 145 esperti, non solo quelli che avrebbero sbagliato, ma proprio tutti. Ma a cosa serve un elencone siffatto se non ad alimentare un astio iroso e generico verso istituzioni e dirigenti pubblici mettendo nel calderone anche chi ha lavorato bene? Chi, preso da una giusta rabbia per l'ennesima gravissima inefficienza della nostra pubblica amministrazione, andrà a guardarsi l'elenco, è evidente che farà di tutta l'erba un fascio.
- Ma anche pubblicare i nomi dei soli "rei" che senso avrebbe avuto? In un sistema sano il dirigente responsabile sei test, Luciano Chiappetta, avrebbe dovuto chiedere scusa e magari annunciare le proprie dimissioni. Punto. La pubblicazione dei nomi "il giorno dopo" ha un solo significato: lo scarico di responsabilità di una classe dirigente che, nel pubblico come nel privato, non è capace di assumersi il carico delle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano.
- L'atto di Profumo è un passo indietro gravissimo della politica. È come dire: abbiamo sbagliato e, siccome siamo impotenti, fate voi, guardate voi i nomi e incazzatevi. "Indignatevi", sembra dire il ministro a tutti noi, ripetendo il titolo di un mediocre e fortunato libretto.
- "Trasparenza", dice il ministro. Va bene: ma un'operazione di trasparenza va fatta a monte e non a valle. Cioè, se vogliamo che i cittadini sappiamo da chi dipendono le proprie sorti di futuri insegnanti, bene, allora decidiamo che ogni volta che si predispone una prova, in automatico vanno in rete i nomi dei componenti delle commissioni varie. Dopo non è più trasparenza. Più prosaicamente si chiama scaricabarile.
E infine: dando in pasto alla folla i nomi dei suoi collaboratori il titolare del dicastero si pone con grande disinvoltura dalla parte dei buoni, dei lavoratori vessati. Si chiama cioè fuori dal suolo ruolo di "responsabile oggettivo" di quanto accaduto. Questo, invece, si chiama populismo.
Di Stefano Iucci il 30/08/2012 alle 11:17


