08/02/2012
La figlia del ministro Fornero
In questi giorni si è parecchio discusso del valore legale del titolo di studio. Ancor di più, però, nelle ultime 48 ore, del valore "sostanziale" della carriera universitaria della figlia del professore ministro Elsa Fornero e del solo professore Mario Deaglio – Silvia Deaglio – che insegna nella stessa università di mamma e papà, ma a Medicina e non a Economia e commercio.
In rete è partito l’”avviso” e sui social network è tutto un commentare i meriti o le fortune familiari della Deaglio (laurea in medicina in quattro anni, Harvard, grande e proficua attività di ricerca): si dibatte se per la carriera sia contata di più la sua bravura o il fatto di essere figlia di genitori altrettanto importanti; intervengono ricercatori, esperti che confrontano curricula e li valutano.
Ora, io credo che il punto però non sia questo, ma un altro. Al di là della propensione italica per il il linciaggio e la gogna mediatici che cerca sempre un nemico da sbeffeggiare, qui a scatenare le proteste, che ovviamente puntano a colpire non tanto la figlia quanto il ministro Fornero, ha contribuito la sicumera e la protervia che il ministro stesso, dopo le lacrime iniziali, sta mostrando in questi giorni. E più in generale, il piglio manicheo con il quale i “professori” di questo governo danno lezioni di vita a tutti tranne che a se stessi.
Proprio perché nella vita esistono sfumature ed eccezioni, e le vicende delle persone sono sempre particolari (come probabilmente questo: e cioè Silvia Fornero sarà sicuramente brava e titolata, non ho motivi per metterlo in dubbio), bisognerebbe mostrare meno hybris e più attenzione quando si fa un mucchio di tutti gli altri chiamandoli bamboccioni, sfigati, familisti o fanatici del posto fisso. Perché il rischio è che gli altri, legittimamente, facciano la stessa cosa con te.
È una questione di rispetto, direi, che il moralismo tecnocratico e giudicante di molti dei nostri ministri mostra di non avere. I giovani che stanno vivendo difficoltà enormi in questa fase storica hanno bisogno innanzitutto di essere compresi. Senza di questo non potranno mai ricominciare a sentire la politica come qualcosa che gli è vicino e che, dunque, li riguarda.
Di Stefano Iucci il 08/02/2012 alle 18:19
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E qui è evidente la totale perdita di senso della misura nei commenti che è una delle manifestazioni dell'epoca del berlusconismo che è ora di lasciarsi alle spalle. Quei commenti fatti di brevi frasi fatte dette in favore di telecamera. Un buon politico - vero - sa quando è ora di star zitto. Speriamo che i tempi cambino davvero.
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Da condividere tutto, sia il fastidio per le gogne mediatiche sia quello per gli atteggiamenti professorali che le innescano con quelle che vorrebbero essere provocazioni intelligenti e invece sono stupidi luoghi comuni.
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