31/07/2012
"Ma cos'è questa crisi?"
Raffaele Manica "ripesca" una bella e dimenticata poesia di Vincenzo Cardarelli che parla dell'estate, “stagione la meno dolente / d’oscuramenti e di crisi”. E speriamo sia davvero così, che lo spread ci lascia un po' in pace. Senza dimenticare però che la condizione di crisi è tratto costante nella storia dell'uomo e che, scrive Manica, "di crisi si può morire, ma senza crisi si è già morti".
di Raffaele Manica
“Distesa estate, / stagione dei densi climi / dei grandi mattini / dell’albe senza rumore – / ci si risveglia come in un acquario – / dei giorni identici, astrali” scriveva decenni fa Vincenzo Cardarelli nell’inizio famoso di una delle sue poche poesie (per ammirazione mai volle superare il numero dei canti scritti da Leopardi, una quarantina). Le sensazioni sono ancora quelle e l’umidità che rialza la temperatura contribuisce davvero a farci sentire come in un acquario. Ma, benché questa rubrica porga i propri saluti prima della pausa estiva, non si sarebbe scelta una poesia così famosa solo per decorare dei suoi bei versi il saluto. La poesia procede ancora un po’, e sono davvero interessanti i due versi che immediatamente seguono quelli appena citati. Vanno letti secondo lo spirito dei nostri giorni, non secondo lo spirito del loro autore. Dicono così: “stagione la meno dolente / d’oscuramenti e di crisi”.
Questa coppia di oscuramento e crisi è davvero interessante e speriamo non abbia luogo. Ma fa effetto vedere la parola sempre ricorrente, e sempre più paurosa, affacciarsi dentro la solarità tutta luce della poesia. Però l’inquietudine ha anche un suo rovescio. La crisi non è soltanto una cosa dei giorni d’oggi. Anzi, a rigore, basta sfogliare qualche manuale di storia, non c’è stata età senza crisi. La crisi della corte di Ulisse e la crisi dell’impero romano, la crisi dopo la scoperta dell’America e la crisi del sacco di Roma (quello antico): ogni età diventa prima o poi età della crisi. Ognuna, ovviamente, crisi per eccellenza. Il fatto è che immaginare un momento storico senza crisi è come immaginare un corpo senza nervi. Di crisi si può morire, ma senza crisi si è già morti.
Come al solito, sono cose che i comici capiscono meglio dei politici: era Petrolini o Gigi Proietti a canticchiare “Ma cos’è questa crisi?”, facendola seguire da una coda senza significato, uno sberleffo. Noi sappiamo che la crisi è una cosa seria, che non si sa quando e se se ne uscirà. Infatti, se lo sapessimo, ne saremmo già fuori; però, come scriveva Cardarelli, magari ci lascia un po’ in pace durante l’estate: “stagione la meno dolente / d’oscuramenti e di crisi”, appunto.
di Raffaele Manica
“Distesa estate, / stagione dei densi climi / dei grandi mattini / dell’albe senza rumore – / ci si risveglia come in un acquario – / dei giorni identici, astrali” scriveva decenni fa Vincenzo Cardarelli nell’inizio famoso di una delle sue poche poesie (per ammirazione mai volle superare il numero dei canti scritti da Leopardi, una quarantina). Le sensazioni sono ancora quelle e l’umidità che rialza la temperatura contribuisce davvero a farci sentire come in un acquario. Ma, benché questa rubrica porga i propri saluti prima della pausa estiva, non si sarebbe scelta una poesia così famosa solo per decorare dei suoi bei versi il saluto. La poesia procede ancora un po’, e sono davvero interessanti i due versi che immediatamente seguono quelli appena citati. Vanno letti secondo lo spirito dei nostri giorni, non secondo lo spirito del loro autore. Dicono così: “stagione la meno dolente / d’oscuramenti e di crisi”.
Questa coppia di oscuramento e crisi è davvero interessante e speriamo non abbia luogo. Ma fa effetto vedere la parola sempre ricorrente, e sempre più paurosa, affacciarsi dentro la solarità tutta luce della poesia. Però l’inquietudine ha anche un suo rovescio. La crisi non è soltanto una cosa dei giorni d’oggi. Anzi, a rigore, basta sfogliare qualche manuale di storia, non c’è stata età senza crisi. La crisi della corte di Ulisse e la crisi dell’impero romano, la crisi dopo la scoperta dell’America e la crisi del sacco di Roma (quello antico): ogni età diventa prima o poi età della crisi. Ognuna, ovviamente, crisi per eccellenza. Il fatto è che immaginare un momento storico senza crisi è come immaginare un corpo senza nervi. Di crisi si può morire, ma senza crisi si è già morti.
Come al solito, sono cose che i comici capiscono meglio dei politici: era Petrolini o Gigi Proietti a canticchiare “Ma cos’è questa crisi?”, facendola seguire da una coda senza significato, uno sberleffo. Noi sappiamo che la crisi è una cosa seria, che non si sa quando e se se ne uscirà. Infatti, se lo sapessimo, ne saremmo già fuori; però, come scriveva Cardarelli, magari ci lascia un po’ in pace durante l’estate: “stagione la meno dolente / d’oscuramenti e di crisi”, appunto.
Di Stefano Iucci il 31/07/2012 alle 11:18


