16/07/2012

Educazione al Bioparco

Raffaello Lambruschini, prete giansenista toscano, pedagogista e tra i protagonisti del nostro Risorgimento, diceva che i genitori dovevano lasciare i figli a scuola a tre anni e riprenderseli a diciotto: in quel lungo lasso di tempo meno li vedevano e meglio era, perché gli influssi della famiglia sull’educazione dei bambini erano generalmente nefasti.
Ieri, in un’assolata giornata passata con mia figlia al Bioparco di Roma (luogo d’incanti, sia detto per inciso, anche per le straordinarie architetture fine ‘800 e liberty che ancora ospitano gli animali), ho avuto un paio di notevoli esempi di pedagogia familiare.
 

La prima
In visita al rettilario. Di fronte a delle meravigliose ranette blu di una specie assai rara, un padre fa al figlio: “Marco, guarda che belle, sono così belle che sembrano di plastica”.

La seconda
Pasto degli elefanti. Esce il pachiderma. Un padre fa al figlio (che ha orecchie ben pronunciate): “Ammazza che orecchie, sembrano le tue”. Il secondo figlio assesta al fratello quella che a Roma chiamiamo “schicchera” sulle orecchie del bambino che, naturalmente, si mettere a piangere, di un pianto sconsolato e nero come le profondità di Averno. Il papà si rivolta contro lo schiccheratore, gli dà una sculacciata e con la sua grande autorità sentenzia: “Quante volte ti ho detto di lasciar stare le orecchie di Mario”? 

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Di Stefano Iucci il 16/07/2012 alle 16:27



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