18/06/2012
La Resistenza di Carlo Dionisotti

Nella sua rubrica sul Mese di Rassegna Sindacale questa volta Raffaele Manica racconta dell'incontro tardivo con un libro del grande Carlo Dionisotti, i suoi Scritti sul fascismo e sulla resistenza.
Di Raffele Manica
Come tutti gli incontri, anche gli incontri con i libri hanno peso e significato diverso a seconda del momento in cui capitano. Libri che in altre occasioni si sarebbero rivelati di nessun interesse suscitano reazioni impensate; o al contrario, se uno in quella precisa circostanza è preso da altri interessi, il libro anche importante gli sfugge, perfino se dovuto a un maestro degli studi praticati.
Una lunga scusa non richiesta, e dunque un’autoaccusa manifesta per dire che solo adesso è successo di leggere una raccolta di saggi del 2008 dovuta a un maestro degli studi letterari, Carlo Dionisotti, l’autore, circa mezzo secolo fa, del celebre Geografia e storia della letteratura italiana, uno dei libri fondamentali degli studi umanistici, per grandezza di sguardo e solidità di impianto. Nato a Torino nel 1908, Dionisotti morì novantenne a Londra, la città dove ebbe per tanti decenni la cattedra che in Italia non si riuscì a trovargli (la fuga dei cervelli, orrenda espressione ma dura realtà, non è cosa solo dei giorni nostri). Come altri grandi critici non scrisse libri, ma una messe notevolissima di studi poi organizzati in volume. Uno dei libri che Dionisotti aveva scritto e mai confezionato è uscito postumo da Einaudi, appunto nel 2008: Scritti sul fascismo e sulla Resistenza.
Sono talmente tanti i titoli dedicati all’argomento che la disattenzione è meno colpevole; ma la qualità di questo libro è tale che non averlo letto sarebbe stato un peccato. Vicino al movimento di Giustizia e Libertà, Dionisotti intervenne su tante questioni politiche dell’Italia appena liberata con vigore, lucidità e qualche asprezza, ma con quella passione per i fatti ben nota ai suoi lettori: su Croce, Carlo Rosselli, Parri, e tanti altri uomini e vicende. E di non minore rilievo è il suo giudizio su questioni più tarde, come per esempio le osservazioni critiche sul famoso Lungo viaggio di Zangrandi. Ma di massima importanza sono, per drammaticità e problematicità, i due scritti sulla morte di Giovanni Gentile. Tanto rigore nell’analisi e nell’argomentare sembra non essere più di casa in Italia, ma i libri servono anche, qualche volta, a porre rimedio allo stato delle cose.
Di Stefano Iucci il 18/06/2012 alle 14:45


