01/08/2012
La globalizzazione degli smartphone
Che la globalizzazione non sempre funzioni (per usare un eufenismo...) lo abbiamo capito da tempo. Patrizio Di Nicola ci porta un esempio assai fulgido di questo. Nonostante la presenza diffusa di operatori multinazionali in Italia, quando andiamo all'estero le tariffe che paghiamo per telefonare o collegarci alla rete sono insopportabilmente salate. Ma le soluzioni ci sono: con il wifi sempre più diffuso nel mondo, si può telefonare anche gratis utilizzando skype o servizi simili.
di Patrizio Di Nicola
Ce lo ripetevano in continuazione: il mondo si deve globalizzare. Questo avrebbe portato ai popoli nuove occasioni di ricchezza, di lavoro, di felicità. Oggi sappiamo invece che essere “global” ci ha portato soprattutto finanza impazzita, crisi mondiali, disparità crescenti e la perdita, in pochi anni, di diritti che erano stati conquistati nel corso dei secoli. Un fulgido esempio di globalizzazione ci viene dal mondo della telefonia cellulare.
Tutti noi abbiamo un cellulare in tasca, lo usiamo per telefonare e, dall’avvento degli smartphone, anche per leggere le email e collegarci a internet. In Italia ci sono più operatori multinazionali, nel senso che operano anche in altre nazioni. Questo, al netto di accordi anticoncorrenziali che ogni tanto vengono scoperti, dovrebbe tenere bassi i costi delle comunicazioni. Tanto più, come sappiamo da tempo, che internet ha sancito la “fine della distanza”, e il costo della comunicazione non dipende più dai chilometri che separano chi chiama e chi riceve, ma solo dall’ammortamento delle infrastrutture di rete.
Eppure quando andiamo all’estero ci stupiamo di quanto rapidamente la nostra scheda telefonica si svuota di credito. Mettiamo il caso che passiate un paio di settimane negli Usa. Tra scatti alla risposta e conversazione, riusciamo a spendere 3 o più euro per ogni minuto di conversazione quando telefoniamo, un po’ di meno se riceviamo telefonate dall’Italia. Se invece usiamo internet, il colpo al portafogli può essere mortale: trasferire un mega di informazioni può costare ben 9 euro. Quindi se decidiamo di vederci il telegiornale della sera usando quella simpatica app per l’Iphone che abbiamo installato prima di partire, rischiamo di spendere 200 euro. Mica male, no?
La situazione è tanto paradossale e abnorme che sin dal 2005 la commissaria europea alle telecomunicazioni, Viviane Reading, ha pensato di creare un sito web per fare chiarezza sulle tariffe di roaming applicate dai gestori telefonici. Poi, visto che la moral suasion funzionava poco e i gestori continuavano con le politiche dei prezzi astrusi, la Commissione ha deciso di fregarsene del mercato e delle teorie liberiste della “mano invisibile”, e ha fissato tariffe massime per i costi del roaming, almeno all’interno dell’Europa.
Tariffe a parere di chi scrive ancora troppo elevate, ma che usando il lato giusto della globalizzazione si possono ridurre quasi a zero. Per telefonare basta, infatti, entrare in un locale dotato di connessione WiFi gratuita e usare Skype o un servizio simile che permette di chiamare un amico collegato in rete gratuitamente, o, al costo di pochi centesimi, un telefono fisso o mobile ovunque nel mondo. A New York ci sono circa 10 mila locali che forniscono accessi gratuiti a internet, a Roma varie centinaia. Se preferiamo essere indipendenti dalla rete, allora si può valutare l’acquisto di una scheda prepagata della nazione in cui siamo. Negli Usa, ad esempio, con una scheda da 30 dollari si chiama casa tutte le sere per due settimane. In barba al tuo operatore che appena sbarchi in America ti tempesta di messaggi sperando di spennarti per bene.
di Patrizio Di Nicola
Ce lo ripetevano in continuazione: il mondo si deve globalizzare. Questo avrebbe portato ai popoli nuove occasioni di ricchezza, di lavoro, di felicità. Oggi sappiamo invece che essere “global” ci ha portato soprattutto finanza impazzita, crisi mondiali, disparità crescenti e la perdita, in pochi anni, di diritti che erano stati conquistati nel corso dei secoli. Un fulgido esempio di globalizzazione ci viene dal mondo della telefonia cellulare.
Tutti noi abbiamo un cellulare in tasca, lo usiamo per telefonare e, dall’avvento degli smartphone, anche per leggere le email e collegarci a internet. In Italia ci sono più operatori multinazionali, nel senso che operano anche in altre nazioni. Questo, al netto di accordi anticoncorrenziali che ogni tanto vengono scoperti, dovrebbe tenere bassi i costi delle comunicazioni. Tanto più, come sappiamo da tempo, che internet ha sancito la “fine della distanza”, e il costo della comunicazione non dipende più dai chilometri che separano chi chiama e chi riceve, ma solo dall’ammortamento delle infrastrutture di rete.
Eppure quando andiamo all’estero ci stupiamo di quanto rapidamente la nostra scheda telefonica si svuota di credito. Mettiamo il caso che passiate un paio di settimane negli Usa. Tra scatti alla risposta e conversazione, riusciamo a spendere 3 o più euro per ogni minuto di conversazione quando telefoniamo, un po’ di meno se riceviamo telefonate dall’Italia. Se invece usiamo internet, il colpo al portafogli può essere mortale: trasferire un mega di informazioni può costare ben 9 euro. Quindi se decidiamo di vederci il telegiornale della sera usando quella simpatica app per l’Iphone che abbiamo installato prima di partire, rischiamo di spendere 200 euro. Mica male, no?
La situazione è tanto paradossale e abnorme che sin dal 2005 la commissaria europea alle telecomunicazioni, Viviane Reading, ha pensato di creare un sito web per fare chiarezza sulle tariffe di roaming applicate dai gestori telefonici. Poi, visto che la moral suasion funzionava poco e i gestori continuavano con le politiche dei prezzi astrusi, la Commissione ha deciso di fregarsene del mercato e delle teorie liberiste della “mano invisibile”, e ha fissato tariffe massime per i costi del roaming, almeno all’interno dell’Europa.
Tariffe a parere di chi scrive ancora troppo elevate, ma che usando il lato giusto della globalizzazione si possono ridurre quasi a zero. Per telefonare basta, infatti, entrare in un locale dotato di connessione WiFi gratuita e usare Skype o un servizio simile che permette di chiamare un amico collegato in rete gratuitamente, o, al costo di pochi centesimi, un telefono fisso o mobile ovunque nel mondo. A New York ci sono circa 10 mila locali che forniscono accessi gratuiti a internet, a Roma varie centinaia. Se preferiamo essere indipendenti dalla rete, allora si può valutare l’acquisto di una scheda prepagata della nazione in cui siamo. Negli Usa, ad esempio, con una scheda da 30 dollari si chiama casa tutte le sere per due settimane. In barba al tuo operatore che appena sbarchi in America ti tempesta di messaggi sperando di spennarti per bene.
Di Stefano Iucci il 01/08/2012 alle 11:23


